Mario Pippia
Consulente in ambito informatico.
Reti di PC, server AS/400 e iSeries, PC Windows e Linux.
Progettazione e programmazione.
Il Consulente Informatico
Cos'è un "Consulente Informatico"?
Molti di noi danno per scontata l'esistenza di questa figura professionale, ma a un esame più attento ecco che i precisi dettagli che immaginiamo abbia cominciano a diventare vaghi e nebulosi.
Nel corso degli anni della Rivoluzone Informatica, quel periodo che inizia con la nascita del Personal Computer e che ha visto cambiare radicalmente abitudini personali e lavorative dell'interno pianeta, ci sono state numerosi professionisti, alle volte improvvisati, che si sono succeduti nel Centro Elaborazione Dati.
L'operatore è il livello più basso, entry level come si dice oggi, col quale si aveva accesso in modo attivo all'interno di un CED. Era il galoppino dei superiori, quello che cambiava la carta sulle stampanti, sostituiva i nastri di salvataggio, gestiva il magazzino dei materiali elettronici. Un manovale, insomma, ma di qualità.
Il programmatore veniva subito dopo. Nei primi centri questa figura non era quella romantica del genio incompreso che passava le notti a inserire strani codici dentro macchine enormi e misteriose; era semplicemente la persona che si occupava di tradurre in linguaggio informatico le azioni stabilite dagli analisti.
Ed ecco proprio gli analisti. Qui si entra nella parte più interessante del mondo informatico: gli analisti infatti erano coloro che stabilivano cosa avrebbero dovuto fare i programmi, in che modo dovevano interagire con la macchina, quali file utilizzare e come, quali calcoli dovevano essere eseguiti e come, quali operazioni erano consentite e quali vietate. Una posizione ambita e di grande potere.
I sistemisti erano allo stesso livello degli analisti, ma si occupavano esclusivamente del "ferro" e della parte di software legata alla gestione della macchina. La gestione delle unità a nastro, dei dischi, di come collegare tutto l'hardware aziendale in modo da ottimizzare il trasferimento di informazioni; il collegamento tra due sedi della stessa società era uno dei loro compiti: prevedeva settimane di preparazione e giorni di attivazione, con diverse persone attive sui due computer contemporaneamente, a buttare dentro informazioni che le due macchine dovevano poi incrociare per attivare la connessione. E vedere su uno schermo il pannello di collegamento dell'"altra" macchina era salutato da pacche sulle spalle e inviti alla macchinetta del caffè.
Al vertice della piramide informatica ecco una figura carismatica, summa di tutti gli altri e controllore spietato delle attività: il Capo Centro.
Spesso era una persona che aveva scalato tutti i gradini dell'organigramma, per cui era in grado di controllare il lavoro di tutti gli altri, di decidere cosa andava fatto e in che modo meglio e prima degli analisti, di sapere come si sarebbero comportati nuovi apparati prima e meglio dei sistemisti; di conoscere ogni dettaglio della programmazione, di cambiare la carta a una stampante nello stesso tempo in cui un operatore normale schiacciava il tasto "off line" della stessa stampante.
Insomma, una specie di divinità, il vero "deus ex machina" in grado di risolvere qualunque cosa. Ma che regolarmente lo lasciava fare agli altri, in un impeto di generosità (e di pigrizia, probabilmente).
E adesso?
Il profilo esatto di queste figure si è ammorbidito nel tempo, si è confuso. Oggi i CED fanno i conti da una parte con una crescita tecnologica che ha permesso a meno persone di fare il lavoro di molte, e dall'altro con una crisi che obbliga a questa scelta.
Ci sono ancora gli operatori, ma sono di solito utenti un po' più svegli degli altri ai quali viene demandata l'attività di cambiare la cassetta ogni giorno, o di cambiare la carta alla stampante, operazione questa che qualunque utente è in grado di fare.
L'analista si scrive il programma da se e lo inserisce direttamente dentro il computer, lo prova, lo testa e poi lo rilascia; in tutto questo viene aiutato da ambienti che gli permettono di tenere traccia di quello che ha fatto, di quello che sta facendo e che riescono anche aprevedere quello di cui potrebbe avere bisogno.
I sistemisti devono ancora fare prove di collegamento, ma grazie a Internet e al protocollo TCP/IP, far dialogare due macchine anche piuttosto diverse tra loro è diventato lavoro di qualche minuto, e di un paio di persone.
E il Consulente Informatico cosa fa?
Fa tutto quello che abbiamo visto prima, cercando di far convivere le necessità di modernità con budget spesso risicati. Cerca di trovare la soluzione migliore, spesso la "meno peggiore" per ottenere un buon risultato con il minimo sforzo da parte del cliente.
Ci riesce?
A volte, non sempre. L'informatica è un mondo estremamente vario, molto complesso e in continuo cambiamento. DIfficile trovare un esperto in tutto.
Ecco che in questo caso il Consulente Informatico diventa prezioso: perché è in grado di risolvere problemi in prima persona e, quando non è in grado di farlo, ha le conoscenze umane necessarie per risolvere le situazioni nuove o troppo complesse.
Informatica: risorsa o problema?
A prima vista dovrebbe essere semplice rispondere alla domanda del titolo.
Come si fa a negare che l'informatica sia una risorsa, uno strumento potentissimo al servizio dell'uomo?
Ogni giorno utilizziamo la posta elettronica per comunicare con i nostri contatti, i social network ci permettono di dialogare rapidamente con amici e conoscenti, le comunicazioni audio viaggiano in modo a noi trasparente sulla Rete permettendo una diminuzione dei costi e un aumento del traffico.
Qualunque ragazzino con pochi strumenti è in grado di preparare un data base completo per la gestione di una biblioteca, dove schiacciano un semplice pulstante (virtuale, ovviamente) si ha la possibilità di fare l'inventario in pochi secondi.
I videogiochi sono diventati così "perfetti" da sembrare dei film dove noi possiamo scegliere gli sviluppi che la trama deve avere, e le storie sono così profonde da far sembrare i personaggi fittizi sullo schermo quasi "reali".
Gli scienziati hanno la possibilità di fare esperimenti senza creare o distruggere nulla fisicamente, ma solo "simulando" la verità dentro un piccolo processore; e questo ovviamente con benefici enormi dal punto di vista economico e ambientale.
Purtroppo ci sono anche molti elementi a sfavore della tecnologia come noi la intendiamo.Per alcune persone il mondo al di fuori della "scatola" del computer semplicemente non esiste: gli amici sono quelli di Facebook, i giornali sono su Internet, la posta è solo elettronica. Alcuni, ragazzi di solito, arrivano a isolarsi talmente tanto da rovinarsi letteralmente la vita, di fatto perdendola.
E le Aziende non sono da meno: ormai le attività informatiche sono talmente tanto inserite nel tessuto aziendale che non è pensabile un ritorno neanche parziale al "lavoro su carta" che ogni tanto qualche nemico della tecnologia auspica.
Certe volte, mentre lavoro a qualche programma, rifletto su quello che sarebbe un mondo senza tecnologia.
E non ci riesco, accidenti!
Una delle ipotesi per il famigerato 21 dicembre 2012, giorno in cui secondo i Maya e alcune teorie catastrofiche finirà il mondo, è legata all'attività solare. Sembra infatti che in quel periodo la nostra stella avrà un picco di attività, con tempeste spettacolari che colpiranno la Terra con fasci di energia dalle conseguenze relativamente poco immaginabili.
Una di queste sarà che tutto ciò che funziona con l'elettricià verrà bruciato, e diventerà inutilizzabile.
Detta così sembra niente, tutto sommato: «Be', se i cavi si saranno bruciati, ne costruiremo degli altri. E se i motori saranno bruciati ne costruiremo altri anche in quel caso, no?»
Ecco, vedete come siamo legati alla tecnologia, come la diamo per scontata?
Se tutto ciò che è elettrico sarà bruciato, con cosa costruiremo nuovi motori e nuovi cavi?
Io sono piuttosto convinto che il 22 dicembre del 2012 ci troveremo tutti al nostro posto, magari con un po' di mal di testa per le libagioni del giorno prima, fatte in previsione di non arrivare al giorno dopo, ma tutto sommato in forma. Noi e il nostro pianeta.
E sono convinto che anche tutti i nostri computer continueranno a funzionare a dovere, così com'è successo il 1 Gennaio del 2000, giorno in cui sarebbero dovuti cadere aerei, crolalre grattacieli e impazzire i bancomat.
Ma sono anche sicuro che l'informatica è una scienza seria, che va applicata con rigore e con la necessaria fantasia, e che, come dice Francesco Bacone, "Chi non è pronto a nuoi rimedi, deve essere pronto a nuovi mali".