Come nasce un romanzo – Il vizio dell’odio

Sono particolarmente affezionato a questo lavoro, perché è stato il primo vero romanzo che ho scritto.

Prima di questo ne avevo elaborati altri, ma a tutti mancava qualcosa per diventare qualcosa di fruibile anche per chi non era me.
Sì, lo so, sembra un concetto strano, ma in effetti non è difficile da spiegare: i primi romanzi che ho scritto (Il fiore di pietra, il luogo della memoria) erano quasi degli esercizi, delle sfide che mi ero imposto per vedere se sarei riuscito ad arrivare alla fine di un progetto impegnativo come scrivere-un-libro, operazione tutt’altro che semplice (magari ne parleremo in un altro articolo…)

Per questo si tratta di lavori che forse non diventeranno mai romanzi veri e propri. Ma non è detto…

Punto interrogativoE se…?

Anni fa, (parecchi anni fa, accidenti!) avevo letto un’intervista a uno dei miei idoli letterari assoluti, Stephen King, il Re di nome e di fatto degli scrittori, e una delle domande era proprio su “come nascono i suoi lavori”. La risposta era stata estremamente interessante.

Più o meno la risposta era stata “nascono da un cosa capiterebbe se…
In pratica la parte di cervello che in zio Steve presiede alla gestione delle idee per un romanzo è sempre in attività, gira in folle magari, ma è sempre pronta a inserire una marcia qualunque per cominciare a muoversi.
Ecco, a me succede una cosa molto simile.

Me ne rendo conto perché le idee per i miei lavori arrivano nei momenti più impensabili, alle volte anche mentre sto dormendo!
Mi sveglio improvvisamente alle tre o alle quattro di notte, con un’idea sfolgorante, passo qualche minuto a fissarla nella mente (altrimenti col cavolo che me la ricordo al mattino dopo!) e mi riaddormento.

Una di queste volte mi è venuto in mente un pensiero, legato al triste fenomeno delle “morti solitarie”; temo che conosciate l’argomento: una persona anziana, autosufficiente, e per questo sola, muore improvvisamente, e nessuno se ne accorge. Per giorni, settimane, mesi… il suo corpo rimane immobile nella posizione in cui la morte l’ha trovato. E l’unico motivo per cui il resto del mondo se ne rende conto, è l’odore.
Orrore che si aggiunge alla tristezza.

L’abbozzo c’era, ma mancava la causa scatenante, come nel caso di Tabula Rasa.

Poi, un bel (?) giorno, alla televisione hanno parlato proprio di un caso come questo. Una cosa molto triste, lo ripeto, ma quello che mi colpì fu il finale della storia, perché il giornalista si premurò di specificare che il corpo era stato portato via dopo i controlli del caso.
Il tarlo che vive nel mio orecchio sinistro fece una capriola, e la mia attenzione cominciò a muoversi domandandosi quali sono i passi successivi alla rimozione: sicuramente l’ambiente deve essere pulito da una squadra specializzata (ne hanno fatto anche dei film, dopo l’uscita del romanzo) e poi ci sono sicuramente altre pratiche burocratiche, legali e antipatiche chesono ben contento di non conoscere nel dettaglio.

E di nuovo l’idea tornò a dormicchiare nel cassetto.Cassetti per idee

Fino a quando, improvvisamente, non mi si illuminò una lampadina in mezzo alla fronte: cosa succederebbe se, dopo avere rimosso il corpo e avere pulito tutto, dopo un po’ di tempo l’odore ci fosse ancora?

Ovviamente vorrebbe dire che c’è qualcos’altro di morto in quello stesso posto. Ma il corpo è stato portato via!
Magari si potrebbe scoprire che il defunto “ufficiale” teneva segregato qualcuno, il quale, non avendo più il controllo del suo aguzzino, è morto a sua volta; magari era qualcuno che il primo accusava di qualcosa, ma non era davvero colpevole; magari…

Insomma, i “magari…” si susseguirono per diverso tempo, fino a quando non venni a capo anche dei motivi per cui il dottor Setteconce, stimato chirurgo in pensione, teneva un uomo segregato in una cantina segreta nella sua villetta a Pino Torinese; e lo torturava regolarmente, curandolo per prolungare le sue sofferenze.

Soprattutto trovai un ottimo motivo per far scatenare la furia omicida dell’assassino…

Il mio romanzo lo potete trovare sia in versione eBook che in ben due versioni su carta, tascabile e standard: non avete che l’imbarazzo della scelta.

 

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