Come nasce un romanzo – Tabula Rasa

Non sempre il “seme” da cui può nascere un romanzo è immediatamente riconoscibile.

Anche se ovviamente non esistono statistiche in merito, sono quasi certo che quella suggestione che può portare a un’idea si presenti molto spesso davanti agli occhi ignari dello scrittore, ma che la maggior parte delle volta non venga riconosciuta come tale.

A me è capitato più di una volta di sentire qualcosa che colpisce la mia fantasia, farmi un appunto mentale per ricordarmi che è un’idea “davvero fighissima”, e poi scervellarmi perché non riesco a ricordare quale stramaledetta idea mi era saltata in mente!

Come nel caso di Tabula Rasa!

L’idea di scrivere un romanzo ambientato nel mondo della politica mi frullava in testa da parecchio tempo, ma allora (parliamo all’incirca del 2008, forse 2009) non era ancora “matura”, termine che dice tutto e non dice nulla.
La triste verità era che non avevo nessuna idea valida per cominciare a buttare giù qualcosa di serio.

Ero però piuttosto deciso ad approfittare dei festeggiamenti per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia, per cui l’unica cosa che sapevo era che il romanzo si sarebbe dovuto svolgere in quell’anno, il 2011. Questo vuole dire che avevo un paio di anni scarsi per farmi venire un’idea, svilupparla, scriverla, controllarla e portarla dall’Editore, che avrebbe dovuto rileggerlo, controllarlo, editarlo, stamparlo… Insomma, avevo poco tempo.

Bene (si fa per dire).

Be’, mica tanto, perché l’idea ancora latitava…

Fino a quando, per caso, ho sentito un dialogo tra due personaggi televisivi (non ricordo la trasmissione, forse l’Arena, con Giletti), in cui uno dei due diceva una cosa terribile e sacrosanta insieme: “Se andiamo avanti così, prima o poi qualcuno si sentirà autorizzato ad armarsi e ad attaccare qualche politico. Fosse anche solo perché è un politico”

Le parole non erano esattamente queste, ma il concetto sì.

Prima lampadina

Quindi il problema non era più la persona, il corrotto di turno, ma l’intera classe politica.
E questa era una cosa estremamente interessante: la gente, il popolo, quell’oscura massa cieca ma piena di occhi, muta e urlante insieme, stava cominciando a delineare qual era il suo vero nemico.

La classe politica…

Pericoloso, certo, per la vita vera; ma per un romanzo poteva essere interessante.
Qualcosa cominciò a girellarmi nel cervello, e saltarono fuori alcuni punti fermi:

  • una classe politica percepita come marcia
  • un solo sistema per ripulire tutto
  • organizzare un gruppo per fare pulizia

Seconda lampadina

Da questo piccolo ragionamento saltò fuori la seconda illuminazione:”fare pulizia”, ossia “tabula rasa”.

Be’, il titolo era già praticamente pronto, ma eravamo ancora nella fase di bozza appena accennata: sì, d’accordo, un bel complotto per scardinare la classe politica (ma fatto da chi, e per quale motivo “vero”?); certo qualche attentato (ma dove, a chi, a cosa?); soprattutto un obiettivo finale (ok, ma quale?).

Insomma, c’erano più dubbi che certezze.

Ma qui arrivò la terza lampadina, che finalmente mise tutto in chiaro!

Terza lampadina

Mi capita abbastanza spesso di mettere a parte i miei amici sugli argomenti che voglio affrontare nei romanzi, e, visto che io ho molti amici molto intelligenti (infatti sono miei amici!), lo scambio di idee è sempre fruttuoso.
Un giorno stavo parlando di politica con uno di loro (credo fosse Lemmy), e io ho detto una cosa del tipo “Secondo me, che se ci fosse un attentato di quelli grossi contro tutti i politici, la gente si incazzerebbe parecchio, perché gli attentatori avrebbero colpito in modo indiscriminato, e non solo i corrotti”.

E lui: “Uhm, non ci giurerei”.

Era ovvio, sotto un certo punto di vista, ma serviva qualcuno intelligente ed esterno a me per focalizzare: eliminare la classe politica avrebbe potuto essere accolto positivamente dal “popolo”, anche se non tutti i politici se lo fossero meritato!
La sequenza che mi ero appuntato cominciava a prendere corpo, e con quella anche il corpo del romanzo.

  • evidenziare l’incapacità della classe politica
  • eliminarla completamente
  • prenderne il posto

Finalmente era tutto chiaro!

Dettagli

A quel punto ho cominciato a lavorare al romanzo partendo da lontano, dalla prima capitale d’Italia…

Lo so che molti di voi hanno subito pensato alla mia città Natale, Torino.

E invece no, la prima capitale “morale” d’Italia, anche se solo per mezza giornata, è un’altra.

Quale? Be’, non è difficile saperlo, basta fare qualche ricerca. Oppure leggere Tabula Rasa che, a parte, le questioni politiche, rimane comunque un ottimo romanzo.

 

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