Come nasce un romanzo

Esiste un metodo per trovare l’idea giusta?

Per chi non frequenta il mondo della scrittura creativa è difficile immaginare quale sia l’inizio di quel lungo percorso che porta a creare “un romanzo”.

In effetti è difficile capirlo anche per gli scrittori.

Non sempre l’idea che ci è balzata nella mente ha l’aspetto di essere quella “giusta”: alle volte servono giorni o settimane di rimuginamenti, di riflessioni, prima che da quel seme insignificante comincino a svilupparsi le prime propaggini del futuro racconto.

Ci sono dei sistemi per riconoscere l’idea “giusta”?

 

Pensare intensamente

Credo che non esista un metodo scientifico per distinguere quella giusta da quella sbagliata, e proprio per questo penso possa essere interessante raccontarvi come sono nati i miei lavori.
Sono solo degli esempi, ovviamente, non intendo fare un “manuale per riconoscere l’idea giusta”; voglio solo raccontarvi com’è andata a me.

Per voi potrebbe essere completamente diverso.

Oggi cominciamo dal primo romanzo che ho pubblicato.

Dove la notte inizia

Il primo embrione d’idea per questo romanzo è nato nel periodo in cui l’Italia intera era in fibrillazione per gli accadimenti che avvenivano nella “casa” del Grande Fratello. Parliamo della prima edizione del reality show, e la curiosità morbosa era alle stelle: poter vedere ventiquattr’ore su ventiquattro un gruppo di persone, continuamente, senza essere tacciati di voyeurismo era troppo allettante per tanti italiani!

Non per me, sinceramente. Non per un fatto di snobismo, ma perché ho una forma di empatia che mi fa vergognare per gli altri. Non sono mai riuscito neanche a vedere una puntata de “La Corrida”, figuratevi!

In ogni caso, un discreto numero di miei amici era affascinato da questa trasmissione, e ogni tanto se ne parlava.

Un giorno, con altri colleghi, siamo andati a mangiare in un locale dotato di televisore, sul quale stavano trasmettendo la puntata del giorno (o quello che è, non ho mai ben capito “cosa” trasmettessero…), e un paio di questi amici ha cominciato a parlare dei vari personaggi, di come si muovevano, di quanto fossero simpatici o antipatici, e di tutto quello che era legato a quel mondo.

Ho approfittato di questa situazione per informarmi un po’ sulle dinamiche, e ho capito una serie di cose:

  • i concorrenti sapevano di poter essere ripresi in qualsiasi momento
  • i concorrenti NON sapevano precisamente quando erano ripresi
  • i concorrenti erano stati selezionati in base al “tipo” di persona che dovevano rappresentare
  • i concorrenti, molto probabilmente, non recitavano

Nasce l’idea

“Interessante” mi sono detto.

Però c’era un elemento che mi disturbava: ero sicuro che i concorrenti non recitavano, come ho detto, e che non sapevano sempre se erano ripresi oppure no, ma ero sicurissimo che i concorrenti sapevano che, chi li stava eventualmente riprendendo, era un essere umano! Quindi qualcuno dotato di coscienza che, in caso di necessità, avrebbe potuto anche intervenire.

 

 

Sul momento, spinto anche da una seconda birra (la discussione si stava facendo accesa), ho esposto la mia idea di reality show:

  • I concorrenti devono essere sempre ripresi dalle telecamere
  • i concorrenti devono essere ripresi automaticamente, non da esseri umani
  • i concorrenti devono essere assolutamente isolati dal resto del mondo

Ecco: prendiamo questi concorrenti, una decina, diciamo, mettiamoli in un posto isolato, controllato da centinaia di telecamere, e lasciamoli per qualche mese. Poi vediamo chi ne esce vivo.

Quest’ultima era una battuta, ma…

BOOM!

Ho sentito la lampadina che si è accesa con una specie di boato!

Ci sono questi dieci concorrenti, ficcati da qualche parte isolata dal mondo, senza contatti se non attraverso un canale molto specifico e che non possono assolutamente controllare. Ci sono solo poche persone che conoscono l’esistenza di questo esperimento.

Attenzione: ci sono poche persone che conoscono l’esistenza di questo esperimento…

E se tutte queste persone, per una serie di motivi, morissero?
Tutte insieme, senza lasciare nessuna traccia evidente dello show in corso…

Devo dire che per il resto della pausa pranzo non stato di molta compagnia: stavo già cominciando a ragionare sulla trama…

Se volete sapere come si è sviluppata questa idea, potete leggerlo direttamente nel romanzo 🙂

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