Piccoli fastidiosi dettagli

Scrivere è amore per i dettagli

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Scrivere ovunque

Molti lo fanno di getto, ottenendo della materia prima che va poi raffinata, limata, rifinita per ottenere il prodotto finito. In questo, il processo di “costruzione” di un libro è molto simile alla lavorazione di un qualsiasi prodotto, industriale o artigianale che sia.

Non sempre la fase di pulizia procede senza intoppi; anzi, spesso ci si trova davanti ostacoli che possono anche essere insormontabili, e che portano a dover rivedere completamente il materiale. Altre volte, la maggior parte per quello che mi riguarda, si tratta solo di eliminare refusi, errori ortografici e quelli di logica, i più subdoli.

Ci sono però degli errori che sono quasi impossibili da trovare, perché chi li ha scritti non sa che di errori si tratta, e neanche chi dovrebbe correggere il manoscritto, i famosi “correttori di bozza”, se ne accorgono. Sempre che l’Autore si sia affidato a un correttore serio, e non abbia fatto tutto da solo, nel qual caso la situazione è un perverso corto circuito.

In ogni caso, ricordo un romanzo che ho comprato anni fa, attirato dalla simpatia e dalla bellezza dell’Autrice, che si è rivelato una delusione. A parte i molti errori ortografici e la forma davvero non esaltante, ho trovato un terribile “rimase a dorso nudo”, che può essere spiegato solo immaginando che l’Autrice abbia sempre detto così, e quindi che l’abbia scritto in assoluta buona fede, e che chi avrebbe dovuto fare editing non l’abbia fatto per nulla, o che l’abbia fatto in modo molto superficiale.

La mia amica – essendo una ragazza intelligente mi è rimasta amica anche quando gli ho spiegato il mio pensiero sul suo lavoro – non ha più scritto nulla, e me ne dispiace.

Ma questi errori di base li fanno anche scrittori decisamente più in alto di lei e di me.

Anni fa lessi un bel romanzo dal titolo “Il giorno dopo domani” di Allan Folsom, che dal 1994 a oggi ha dato alle stampe ben cinque romanzi. Non sto a spiegarvi la trama, che è piuttosto avvincente e narra di esperimenti chirurgici, di una setta di fanatici e di altre cosette interessanti, specialmente per un amante del thriller.

Tra i vari elementi c’è anche quello che potrebbe sembrare un MacGuffin – ma che non lo è perché alla fine si capirà che contiene un oggetto di forma più o meno sferica di circa quindici centimetri di diametro, che non vi dico cos’è – ossia una scatola alta circa venti centimetri con (testuale) “una base di circa sedici centimetri quadrati”.

grid-684983_1280Non ho idea di come fosse indicata la dimensione nella versione originale, ma chiunque conosca un po’ di geometria capirà immediatamente che un oggetto sferico di quindici centimetri di diametro, non può assolutamente essere contenuto in una scatola la cui base è di sedici centimetri quadrati, perché il lato sarebbe di QUATTRO centimetri (quattro per quattro uguale sedici).

All’inizio non sapevo “cosa” ci fosse dentro, ma mi ero fatta un’immagine mentale della scatola molto precisa: stretta e alta. Avevo immaginato ci fossero delle penne, delle provette, qualunque oggetto stretto e alto.

Quando ho saputo cosa conteneva, ci sono rimasto malissimo, e il romanzo ha perso molto del suo appeal. Forse nella versione originale il testo diceva “sedici centimetri di lato”, dando un senso completamente diverso.

Peccato, un romanzo di qualche centinaio di pagine rovinato per una svista.

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Note dal salone del libro di Torino

E anche quest’anno il salone del libro di Torino è finito!

Mario Pippia Salone del Libro

Sinceramente non so se esserne dispiaciuto oppure no. In fondo l’eccesso di offerta, per una semplice regola di mercato, porta a una diminuzione dei consumi.

Questo dipende, credo, dal fatto che il lettore appassionato, trovandosi davanti letteralmente decine, forse centinaia di migliaia di libri di tutti i generi, da toccare, annusare e coccolare, rischia di non sapere da dove cominciare e, per questo, non comincia proprio.

Vaga tra i vari stand, attratto dalle copertine oppure dal nome della casa editrice, rimbalza su ogni scaffale, prende, tocca, annusa e rimette a posto. A volte sfoglia qualche pagina, controlla la quarta di copertina e ripone l’oggetto del desiderio.

Deve prendere una serie di decisioni importantissime: dato per scontato che il budget è sempre tristemente limitato, all’interno di quelle pochissime centinaia di euro (facilmente molto meno) che è disposto a spendere, quali titoli prendere?

E se prendo questo libro, bellissimo, in offerta, ma poi ne trovo un altro che è ancora più bello o ancora più in offerta, come faccio? Forse è meglio se faccio un giro, prima di decidere di prendere questo. Magari però anche per il prossimo è così…

romanzo gialloInsomma, avete capito: il lettore appassionato non sa da dove cominciare, e come il proverbiale asino di Buridano, muore di inedia per non sapere se cominciare a mangiare o a bere. Ovviamente gli asini sono animali tutt’altro che stupidi, e chiunque frequenti una campagna in cui sono presenti questi equini, sa benissimo che l’asino se ha fame mangia e se ha sete beve, attingendo dal mucchio di fieno o dal secchio più vicini, senza porsi il problema del “cosa faccio prima”.

Mentre ero al Salone del Libro ho fatto due chiacchiere con Alberto Giachino, della Graphot Editrice, che ha pubblicato i miei primi lavori, e mi ha confermato l’impressione che avevo avuto: tanta gente, molti che si avvicinano, prendono, sfogliano, magari chiedono anche, ma pochi, pochissimi che si portano il libro a casa. Paura di sforare il budget, oppure erano lì solo per passare una giornata diversa dalle altre?

Non lo so, ma spero che la gente non sia così sciocca da spendere 10 euro per andare in un posto pieno di roba che non gli interessa. Ecco, adesso che l’ho scritto mi rendo conto che è una cosa perfettamente possibile. Purtroppo.

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Ebook o Libro cartaceo?

Da diverso tempo si sta discutendo, in salotti sicuramente più importanti del mio umile angolino, se sia meglio un libro cartaceo, oppure la sua versione in formato elettronico, letta da un ebook reader.

Se mi permettete vorrei porvi una domanda alternativa: è meglio una mela, oppure una crostata di mele? Certo che sono due cose diverse: una è naturale, anche se richiede moltissimo lavoro ebook o libro cartaceo(nascosto) per farla crescere, maturare, per raccoglierla e portarla sulla vostra tavola; la seconda richiede ancora più lavoro, perché la mela va presa, lavata, sbucciata, messa sulla torta (che avrete dovuto ovviamente preparare), eccetera. Insomma, sono due cose diverse.

E allora per quale motivo si dovrebbe fare un paragone tra due cose così diverse? Il libro è una cosa, l’e-book è un’altra. I contesti in cui si può fruire di una cosa o dell’altra sono diversi, le possibilità sono diverse, le sensazioni finali sono, anche se di poco, diverse. Con un libro posso leggere dove mi pare, purché ci sia luce sufficiente, sentire il crepitio della carta, il frusciare delle dita sulle pagine; posso inserire un dito e riflettere su un passaggio particolarmente evocativo.

Con l’e-book no. Con il libro elettronico posso portarmi in vacanza (o a scuola, e questo dovrebbe far riflettere), centinaia, migliaia di libri senza avvertirne il peso fisico. Posso iniziare decine di libri (magari per studiarli) e riprendere la lettura di ognuno senza dovere ricordare a quale pagina sono arrivato o a inserire decine di segnalibri. Posso fare ricerche incrociate tra libri diversi, posso fare annotazioni senza rovinare il “libro fisico”. Posso scaricare da internet ilgiornale del giorno e vedere contenuti aggiuntivi (fotografie, video, audio). Con il libro “normale” no.

E allora perché farsi la guerra? Secondo il mio modesto parere, le due incarnazioni dell’oggetto “libro” (cartaceo ed elettronico) possono, anzi dovrebbero, convivere serenamente. Pensate al vantaggio da parte degli studenti di portarsi dietro UN solo ebook reader da circa mezzo chilo pieno di TUTTI i libri che gli servono, invece che le decine di chili dei pochi che servono nella giornata. Pensate alla comodità di partire per le vacanze con TUTTI i vostri libri, senza dovere decidere quale portare. E alla sera, quando andate a letto potrete decidere se leggere il libro su carta, tenendo accesa l’abat-jour, oppure utilizzare l’ebook reader con una luce tenue, soffusa, che non infastidisce il vostro partner (vita vissuta, ragazzi!)

La sicurezza degli ebook

Naturalmente c’è il rovescio della medaglia: gli Editori sono giustamente terrorizzati da una tecnologia che è in grado di copiare senza la minima perdita di qualità, per un numero infinito di volte il frutto del proprio lavoro, e molti tendono a rifiutarla.

Sono convinto però che non accettare nuove soluzioni, possa solo portare a nuovi mali, come diceva Bacone (ho usato Wikiquote: su carta, senza sapere l’autore, ci avrei messo giorni): rifiutare i vantaggi della nuova tecnologia, è come buttare il bambino con l’acqua sporca, rinunciare ai tanti vantaggi per il rischio di pochi svantaggi (pochi ma, devo riconoscerlo, gravi).

Da informatico posso assicurarvi che una soluzione verrà trovata, prima o poi: qualcuno troverà il modo, il sistema, l’algoritmo, il chip necessario per proteggere l’investimento di coloro che un libro lo generano. E, temo, qualcun altro troverà il modo per girare intorno alla protezione, ma questo è un altro problema… 🙂

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