Non guardare nell’abisso

“Non guardare nell’abisso”, il secondo thriller di Massimo Polidoro

Chi legge abitualmente la rivista “Focus” ha già sicuramente incontrato Massimo Polidoro, e ne conosce l’impegno sul fronte della divulgazione scientifica e su quello, non meno importante, di “controllo sulle affermazioni sul paranormale”, obiettivo del CICAP, di cui è segretario.

Massimo Polidoro
I giallisti sorridono sempre: forse nascondono qualcosa?

Ha scritto moltissimi saggi sugli argomenti che gli stanno a cuore, e collabora abitualmente con molte riviste, oltre alla già citata “Focus”.

Meno persone invece sanno che il poliedrico Polidoro (bel gioco di parole, eh?) è anche un ottimo giallista.

Nel 2015 è uscito “Il passato è una bestia feroce“, in cui appare per la prima volta il personaggio di Bruno Jordan, un giornalista investigativo alle prese con un “cold case”.

Quest’anno, Massimo ci regala una nuova avventura di Jordan, in cui dovrà affrontare uno dei fantasmi forse più terribili della Repubblica Italiana: gli anni di piombo e i terribili attentati delle Brigate Rosse.

Lotta armata
Immagine simbolo degli Anni di Piombo

Ho avuto la fortuna e il piacere di essere selezionato per entrare nella cosiddetta “squadra di lancio“, un manipolo di impavidi eroi che hanno due compiti principali: il primo è il piacere di leggere il romanzo in anteprima, il secondo è di inventare mille e più modi per divulgare questo romanzo e cercare di farlo diventare il #romanzodellestate, cosa che merita ampiamente.

Non guardare nell'abisso

Non guardare nell’abisso” è un thriller teso, adrenalinico, a volte anche violento, con qualche leggera spruzzata di ironia e molta, moltissima Storia con la “S” maiuscola. Ci sono molti riferimenti a episodi realmente avvenuti durante il terribile periodo degli anni settanta in Italia, gli “anni di piombo”, appunto; un periodo terrificante, in cui abbiamo imparato a conoscere il vero significato della parola “terrorismo”.
Alla Storia, Massimo Polidoro mescola eventi mai avvenuti, ma plausibili, in modo da rendere il tutto un romanzo che parla “anche” di storia e non un romanzo storico.

Il protagonista è un giornalista che deve fare i conti non solo con il lavoro di tutti i giorni alla rivista “Krimen”, ma anche con la fama che gli è derivata dagli avvenimenti narrati nel primo romanzo.
Gestire la notorietà non è semplice, si rischia di andare in bocca a una “bestia feroce” in grado di masticarvi e sputarvi, portandovi dalle stelle alle stalle e viceversa più volte in un giorno.

…non fatevi la bizzarra idea che in quei pochi
mesi mi fossi trasformato in un monaco zen o in un santo
[Bruno Jordan]

Come nel precedente lavoro, anche qui il nostro eroe deve confrontarsi con il passato, con la storia quella con l’iniziale minuscola, quella di tutti noi. Un importante e potente personaggio, chiede a Jordan di trovare la nipote, figlia della figlia che si era unita alle Brigate Rosse per amore: la prima è stata uccisa, mentre della seconda non si hanno notizie da decenni, e da subito le indagini si rivelano molto difficili.

Per di più il “cliente” di Bruno è tutt’altro che dotato di pazienza, e non esita a trovare modi molto poco ortodossi per convincerlo a proseguire nelle indagini nonostante le difficoltà.

Abbiamo visto spesso nei nostri racconti preferiti il topos del “solo contro tutti”, e qui Polidoro lo sviluppa in un modo interessante, restando – entro i limiti imposti da un’opera di fantasia – con i piedi ben piantati a terra. Bruno Jordan è davvero contro tutti: terroristi, polizia, altri giornalisti invidiosi del suo successo. Non ha idea di chi può fidarsi e di chi deve assolutamente evitare.

L’unica cosa che ha ben chiara è che l’abisso non ama essere scrutato: ma è il suo mestiere, e lo deve fare.

Ecco i link alle pagine Amazon dei due romanzi: leggeteli, non ve ne pentirete!

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Il Romanzo Giallo è il mio genere

Perché il mio genere preferito è il Romanzo Giallo?

Una delle prime domande che mi vengono rivolte, quando si “scopre” che scrivo, è “Qual è il tuo genere letterario?”. Se ci pensate, in fondo è un po’ come conoscere un cuoco e chiedergli “Cosaromanzo giallo fai da mangiare?”, anche se, ovviamente, uno chef è costretto a essere più versatile. In ogni caso, la mia risposta è di solito la stessa: “Il Romanzo Giallo”.

Uhm, ma questo crea un piccolo, grosso problema, perché non esiste un solo tipo di romanzo giallo. Il vantaggio di questa ambiguità è che mi permette di capire se la persona che ho davanti ha un vero interesse, oppure se è semplicemente educata. Nel secondo caso si limiterà a replicare con un “Ah, bello”. Nel secondo, che è la situazione più intrigante, cercherà di approfondire: “Ma dai, figo. E che tipo di giallo?”.

Ho sempre trovato difficile spiegare che “tipo” di romanzo giallo sia quello che esce dalla mia penna, o dalla tastiera del computer, non tanto perché non sia “giallo”, appunto, ma perché di volta in volta possono esserci elementi che spostano l’indice del “tipo” dall’horror al poliziesco, alle volte mescolando le carte in base alle esigenze specifiche della storia.

Nella letteratura gialla è necessario che ci sia un delitto, e la storia diventa la narrazione delle vicende che portano alla soluzione del mistero. E fin qui diciamo pure che i miei lavori sono sicuramente romanzi gialli, visto che in ognuno c’è almeno un morto. Il mio protagonista è il Commissario Polloni nella quasi totalità dei romanzi, quindi possiamo parlare tranquillamente di “Poliziesco”, tranne qualche rara eccezione.

Da qui in avanti prendo diverse strade, con registri diversi a seconda della situazione, passando da qualche pennellata horror (“Dove la notte inizia” e il primo incidente), a momenti comici (La prima telefonata con l’investigatore Fratta in “Il Vizio dell’Odio”). Non c’è una regola vera e propria: man mano che il lavoro di stesura procede, cerco di “sentire” qual è il modo migliore per rendere bene la scena. A volte mi rendo conto di avere sbagliato clamorosamente, e torno indietro; ma di solito ho notato che la sensazioneè quella giusta. E poi, anche un cuoco cambia qualcosa nei suoi piatti, no?

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